Marina Cvetaeva
Marina Cvetaeva, poetessa moscovita morta suicida nel 1941.
“La mia Marina: quella che lavorava, e scriveva, e raccoglieva la legna, e nutriva la famiglia con le briciole. Lavava per terra, faceva il bucato, cuciva con le sue dita esili una volta, adesso ingrossate dal lavoro. Ricordo bene quelle dita, ingiallite dal fumo, reggevano la teiera, la casseruola, la padella, la gavetta, il ferro da stiro, infilavano il filo nella cruna, accendevano la stufa. Eppure, quelle stesse dita guidavano la penna o la matita sulla carta, sul tavolo della cucina dal quale tutto era stato tolto in fretta”.
Con modo insinuante dei capelli
Con modo insinuante dei capelli:
In liscio, in splendido
In longitudinale stordimento –
Nel blu notturno, nel corvino manto. –
Stupori in lucentezza e a volontà –
Col palmo della mano – per il lungo.
Dolcezza! Non t’illudere!
S’accarezza così un brutto pensiero:
Una partenza – una separazione –
L’ultimo scricchiolìo dello scalino…
Così si lisciano le spine
Della rosa… – Ti pungerai la mano!
Molto m’è noto nella vita
Delle mani. – Dagli archi luminosi
Con fissità di sale
Di tutta la tua ispida struttura
Vo seguendo le tracce:
Pece che geme sotto la pressione.
Mi fa pena l’ostinato tuo
Palmo: in lucentezza
I capelli, - ed ecco già oltre il bordo
Gli occhi… Confitto dentro
Un pensiero molesto: l’ossessione
Dei mattini – sotto il cranio!
(17 luglio 1922)