Nell'universo di Mordechai
Settimane d’immersione nell’opera di Mordechai Richler: il “cult” La versione di Barney e Solomon Gursky è stato qui.
Un’intervista al grande Autore canadese scomparso nel 2001.
1 year agoSilvio Trentin (giurista e uomo politico) lasciò l'Italia nel 1926 per rifugiarsi in Francia. Aprì una libreria a Tolosa, all'indirizzo 46 rue de Languedoc, la quale divenne ben presto un punto d'incontro per gli esuli antifascisti e un centro di diffusione di idee e testi progressisti.
Un simbolo di coraggio e libertà, ma anche della forza gentile dei libri.
Settimane d’immersione nell’opera di Mordechai Richler: il “cult” La versione di Barney e Solomon Gursky è stato qui.
Un’intervista al grande Autore canadese scomparso nel 2001.
1 year agoMentre porto avanti, deliziata, la lettura di questo romanzo di Muriel Barbery, docente di Filosofia di 37 anni, raccolgo un po’ di notizie e appunti sparsi nella rete.
Un articolo apparso su “Le Monde” e una recensione tratta da D-Web.
Pieter Claesz, pittore amatissimo da Renée, una delle due protagoniste del romanzo; qui due delle sue “Colazioni”, cioè nature morte.
Hokku (poi Haiku), la forma poetica preferita dalla dodicenne Paloma (la seconda protagonista).
Yasujiro Ozu, il regista giapponese prediletto da Renée.
1 year agoClasse 1963, Michael Chabon è considerato uno dei grandi Autori contemporanei della letteratura americana. Ha esordito nel 1988, da studente universitario, con “I misteri di Pittsburgh” (da cui è stato tratto un film).
Il suo ultimo romanzo è Il sindacato dei polizitti Yiddish
Nel 2003 ha pubblicato anche un libro per ragazzi: Summerland.
E’ stato sceneggiatore di “Spiderman II”.
Tra i suoi Autori preferiti, Richard Yates, recentemente riscoperto dalla Minimum Fax.
The Amazing Website of Kavalier & Clay sito ispirato al romanzo Le fantastiche avventure di Kavalier e Clay (premio Pulitzer 2001)
1 year agoMarina Cvetaeva, poetessa moscovita morta suicida nel 1941.
“La mia Marina: quella che lavorava, e scriveva, e raccoglieva la legna, e nutriva la famiglia con le briciole. Lavava per terra, faceva il bucato, cuciva con le sue dita esili una volta, adesso ingrossate dal lavoro. Ricordo bene quelle dita, ingiallite dal fumo, reggevano la teiera, la casseruola, la padella, la gavetta, il ferro da stiro, infilavano il filo nella cruna, accendevano la stufa. Eppure, quelle stesse dita guidavano la penna o la matita sulla carta, sul tavolo della cucina dal quale tutto era stato tolto in fretta”.
Con modo insinuante dei capelli
Con modo insinuante dei capelli:
In liscio, in splendido
In longitudinale stordimento –
Nel blu notturno, nel corvino manto. –
Stupori in lucentezza e a volontà –
Col palmo della mano – per il lungo.
Dolcezza! Non t’illudere!
S’accarezza così un brutto pensiero:
Una partenza – una separazione –
L’ultimo scricchiolìo dello scalino…
Così si lisciano le spine
Della rosa… – Ti pungerai la mano!
Molto m’è noto nella vita
Delle mani. – Dagli archi luminosi
Con fissità di sale
Di tutta la tua ispida struttura
Vo seguendo le tracce:
Pece che geme sotto la pressione.
Mi fa pena l’ostinato tuo
Palmo: in lucentezza
I capelli, - ed ecco già oltre il bordo
Gli occhi… Confitto dentro
Un pensiero molesto: l’ossessione
Dei mattini – sotto il cranio!
(17 luglio 1922)
Anna Achmàtova è uno di quei poeti che semplicemente “avvengono”, che sbarcano nel mondo con uno stile già costruito ed una loro sensibilità unica. Arrivò attrezzata di tutto punto e non somigliò mai a nessuno.
(Iosif Brodskij)
Lascio la casa bianca e il muto giardino
Lascio la casa bianca e il muto giardino.
Deserta e luminosa mi sarà la vita.
Nessuna donna saprà cullarti
come io ti celebro nei miei versi:
non scordare la tua cara amica
nell’Eden che hai creato per i suoi occhi,
per me che spaccio una merce rarissima
e vendo il tuo tenerissimo amore.
(Carskoe Selo, 27 febbraio 1913)
Anna Achmàtova, Biografia
Il sito dedicato al “grande poeta russo” perseguitato dal regime sovietico.
1 year ago“Ha appena quindici anni Josif Brodskij, quando compie il suo “primo atto libero”. Si alza dalla sedia, osserva un’ultima volta le facce insopportabili degli insegnanti, gli onnipresenti ritratti di Lenin e Stalin, gli sguardi interrogativi dei suoi compagni e comincia a camminare, lentamente, verso l’uscita della scuola. In quel gesto c’è già la premonizione del suo futuro di scrittore “scomodo” e di dissidente, senza che però questo termine acquisti mai per lui un valore espressamente politico, rimanendo fondamentale l’operazione di rottura sul piano etico e linguistico”.
1 year agoL’Autore francese, oggi quasi sconosciuto, ricevette il premio nel 1879, con l’opera Stances et Poèmes, al posto di Lev Tolstoj, bocciato perché ritenuto troppo politico.
Una breve storia degli “scandali”, da Sartre che si rifiutò di accettare il premio per «non andare a fare la scimmia a Stoccolma» a Elfriede Jelinek, accusata da uno dei giurati di saper scrivere solo una “massa di testi informe”, ai limiti della “pornografia”.
Segnalo questo bel sito multilingue e, in particolare, la BabelCommunity (Babelblogs)
1 year agoDa un’intervista di Anna Condello a Josif Brodskij.
A. C. Quando Lei scrive, ritorna su quanto ha scritto, modifica qualcosa, cioè lavora sui versi?
J. B. Talvolta si, talvolta no. Più spesso no. Perché tornare su ciò che hai scritto, specialmente dopo un mese, dopo due, è impossibile. Tu sei già un altro uomo. Sempre in qualche luogo, te ne vai da te stesso. Penso di essere un poeta al massimo grado formale. E penso che ogni mia opera artistica abbia la sua propria forma. Non dico a me stesso: «scrivo versi di questa o di quella dimensione». Perché quando inizio a scrivere versi non c’è una scelta. Tu non scegli la forma. I versi stessi, fino ad un certo punto, dettano. Ci sono dei versi meravigliosi. Traduzione di Pasternak. Sono versi proprio di Pasternak. E cominciano così:Non io scrivo versi
Essi come un libro scrivono me
E il corso della vita li fa nascere.
1 year agoGuido Ceronetti. Lo scrittore, poeta e “filosofo ignoto” de La Stampa compie oggi 80 anni
Caro Guido,
per tutti coloro che camminano sulla terra come la piccola sirena di Andersen - che impudente esagerazione, uscire dal mare e arrancare in quest’impresa senza futuro! - tu sei compagno, amico, poeta, medico molto speciale. Lo sei stato per me lungo gli anni, e poco importa dove ti sentivo presente, vicino: se nel tempo immaginario o in quello che chiamano reale, se nei luoghi della mente o in quelli fatti di terra e di acqua e di pietra.
Compagno e amico come nell’età antica, cioè nell’età adolescente. L’adolescenza è quello che insegni e che vivi e che scrivi: è il primo segno che mi è venuto da te. Solo l’adolescenza accompagna e ama, d’un sol fiato e quasi in affanno. Solo un adolescente fugge se i due sentimenti si divaricano, o se uno dei due si dissecca lasciando in vita solo l’altro. Solo un adolescente è specchio perfetto dell’amicizia di Chamfort: quell’«amitié extrême et délicate, souvent blessée du repli d’une rose». L’adolescente brucia e si consuma, con o senza fiamma, ed è perché brucia e si consuma che ha sete di alto. A proposito di rose, vorrei resuscitarne due. Una la portasti sulla tomba di Verlaine, un giorno che visitammo il cimitero di Batignolles: il luogo era terreo, c’era dappertutto polvere d’autostrada - incombe sulle sacre spoglie il boulevard périphérique - e sopra la tomba non ricordo se fosse un ponte o una strada sopraelevata che ci spaurì, piuttosto pareva una cometa di cemento. La tua rosa trasfigurò il crimine. L’altra rosa che ricordo la porgesti a una cameriera che rassettava la tua camera d’albergo, forse il Recamier. Ti congedavi con quell’inchino di profumo da un altro luogo - gli alberghi - che il crimine insidia.
Poeta, perché con questi gesti - la rosa per Verlaine catturato dal périphérique, la rosa alla cameriera che rassetta l’abitacolo di un albergo - mostri come sia possibile abitare poeticamente quest’aiola che ci fa tanto feroci. Tutto il tuo essere e il tuo dire sono questo: abitare poeticamente l’aiola che ci fa tanto feroci. La nostra amica Maria Paczowska disse di te: «Guido è un chevalier». E poi: «Guido è uomo che sgobba». Non è facile abitare poeticamente, anche questo tu mi hai insegnato. È necessaria la cordialità, anche se per istinto vorremmo maledire come usano i miscredenti: gli innumerevoli anni in cui hai regalato ai lettori della Stampa la tua citazione giornaliera è stata la rosa (la terza) che hai offerto alle persone incredule che siamo. Ed è necessario sgobbare, sempre: lavorare su se stessi e sui testi, senza fine. La noia di chi rinuncia a sgobbare, la conosci per averla vista, osservata, temuta. Non perché ti appartenga. «Dare gioia è un mestiere difficile»: quando ho visto questa scritta, su un pannello tutto diritto accanto alle tue marionette, ho pensato che è per questa via che la gioia si tramuta in grazia.
Medico in molti frangenti e molti modi. Ma ne vorrei indicare uno, cruciale. Medico delle parole malate, deturpate, morenti. Medico anche di quelle troppo prosperose e ben nutrite. Il mio sogno, da anni, è di ricostruirmi una lista completa delle parole che hai tagliato con la lama della tua filologia, del tuo amore del lògos. Alcune le aborrivo anch’io, da tempo, altre le hai definitivamente bandite dal linguaggio che rispetto. L’igiene filologica è pulizia che tiene in vita la mente, è balsamo che dà consolazione fresca. Non dimentico alcune parole che tu hai trafitto per sempre: niente; impatto; attimino; gihàd; killer; Allah; e non per ultimo Problema, quest’eufemismo che imbellisce il male per non nominarlo. Parole che hai stanato, scavato, rimesso a posto o semplicemente abolito. Le hai salvate. Hai ricordato che all’inizio era lui, il lògos, e in ogni inizio c’è divinità.
Caro Guido, in tutte queste cose mi sei stato e mi sei accanto. Compagno segreto. So lo spazio che mi separa dall’eccelsitudine. Ogni volta che accendo il mio sigaro, ogni volta che addiziono invece di sottrarre, ogni volta che mi fermo in un bar italiano e riscopro l’espresso denso ed epigrafico che gli altri popoli ignorano mi dico: Guido ha pur perdonato a Leopardi l’abitudine biliosa a bere il caffè anziché il tè. Naturalmente bisogna esser Leopardi per ottenere deroghe. Ma siccome sei amico e compagno adolescente, siccome abiti poeticamente e offri farmaci lievi, so che in una parte del tuo cuore mi perdoni e mi sorridi.
Buon anniversario, amato Widus. Che ti sia allato il più delicato degli auguri: Subrisio Saltat.
Barbara Spinelli, “La Stampa”, 24 agosto 2007